Wayne Coyne – The Flaming Lips


Questo è Wayne Coyne, quel pazzo assoluto dei Flaming Lips.
Faccia post-notte psichedelica, occhiaie da fumatore di oppio e capelli sconvolti.
Come cazzo si fa a non adorarlo?
Il tutto innafiato da una quantità enorme di coriandoli colorati, brillantini sul viso, pellicce sintetiche e robot rosa.

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Lui è l’uomo dentro la palla gonfiabile, quello che ai concerti vi cammina sopra le teste galleggiando dentro a quella gomma trasparente.
È quello che fa convivere nel suo immaginario animaletti selvatici, fantascienza lisergica e locali serali ridipinti in colori fluorescenti.

I suoi miei dischi preferiti sono nell’ordine:
1. Yoshimi Battles the Pink Robots, l’album della leggerezza. Un’adorabile fantascienza condita di rosa, in cui una ragazza jappa combatte i robot per salvare il mondo.
Canzoni da cantare per liberarsi il cervello dall’oscurità nell’unica maniera possibile: accettandola.
Do you realize that everyone you know someday will die? Grazie Wayne, ogni volta che sento sto pezzo in metropolitana mi guardo intorno, penso che tutti quelli che vedo prima o poi moriranno e mi sento salire dentro un’empatia bestiale, per un attimo non sono piena di fastidio nei confronti dell’umanità ma di comprensione.
E tutto ciò senza calarmi di MdMa.

2. The soft bulletin, dove c’è una canzone meravigliosa su un anno particolarmente sfigato della band.
La canzone si chiama The Spiderbite song, racconta nella prima strofa di quando il batterista della band, Steven Drozd, andò in ospedale lamentando di essere stato morso da un ragno. Manca poco che gli amputano un braccio, prima di scoprire che razza di tossico fosse e che il fantomatico morso era in realtà un’escrescenza causata dall’ero.
Seconda strofa altra tragedia, incidente d’auto per il bassista Michael Ivins, rimasto intrappolato nelle lamiere per ore prima di venire salvato.
Terza strofa ciao ciao al padre di Wayne, morto poco prima dopo una lunga battaglia contro il cancro.
È l’allegria credo, che mi fa amare cosí tanto questa canzone.

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3. Clouds taste metallic, che già dal titolo gli dichiari amore eterno. Gli albori della band, adorabili pezzi piuttosto surreali, uno più riuscito dell’altro. Canzone preferita: la strascicatissima Brainville.

Segnalabile che Wayne – sì sì, anche gli altri Flaming Lips – abbiano fatto un album di cover dove reinterpretano per intero The Dark Side of the Moon e uno dove esegueno tutto Stg. Pepper.

Ecco, alla luce di tutto ciò, come faccio a non amare quest’uomo?
Wayne <3.


Photo Via.
Collage opera mia.

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