Edda, Circolone di Legnano

Questo articoletto su Edda arriva un po’ in ritardo, ho dovuto metabolizzare il concerto. Non perchè non sapessi se mi è piaciuto o meno, quanto perchè ho chiuso la serata talmente stordita che riordinare i pensieri non è stato facile. Oh Edda, ma si può che mi inizi e chiudi il concerto con la canzoncina di Topo Gigio? Che bambino interrotto che sei, Stefano Rampoldi. Col tuo sorriso da faccettina di cazzo, come dice la mia amica. Tu ridi di tutto, i giochi che avevi da piccolo si sono trasformati in maledizioni adulte eppure il tuo spirito di bambino appare immutato. Canzoni te stesso, pecchi e torni a peccare sapendo di deludere Krishna ma una scopata in questa vita vale comunque di più della sua delusione. E fai il giullare della tragedia. Ti giochi subito Organza, mannaggia a te, quanto è bella quella canzone. Di una disperazione irrimediabile e assoluta. La tua voce è ancora potente come negli anni ’90, io sono di fianco all’amplificatore e ogni tanto mi sanguinano i timpani. Le luci a intermittenza del Circolone mi provocano quasi una crisi epilettica, non riesco a guardarti e incollo gli occhi al pavimento. Arrivano Stellina e tutte le canzoni del nuovo disco, di sicuro nessuno puó dire che ti risparmi. Ci racconti i cazzi tuoi, di tua sorella che è morta, di tuo fratello a Dubai o dove cacchio hai detto che era, di tuo padre e dell’Inter, di tua madre e del tuo Coniglio rosa. Parli dei Rampoldi e della sfigatissima condizione umana con una serenità imbarazzante. Racconti di com’è stato bucarsi per anni a Milano, degli Hare Krishna che non hai mai abbandonato e della reincarnazione. Rischi di cadere appoggiandoti disinvolto a un cassone che scopri non essere portante. Prendi i cappotti a un tizio in prima fila che non sapeva dove metterseli e glieli ridai a fine concerto. Tu sei lo spettacolo e sei anche il pubblico, caro Edda. Mi sa pure che hai litigato con la tua tipa, non è che proprio fai di tutto per nasconderlo. Sei un bambino nudo, Edda. Di purezza e parole crudissime. Comunque devo proprio prenderlo, il libro di Elisa Russo, cosí mi faccio i cazzi tuoi ancora un pochino. E quando fai Sai Bene ci si sente davvero un po’ Rampoldi. Quella canzone e Organza sono i tuoi pezzi meglio riusciti, strascicati e umorali, personalissimi e identificarivi. Che c’hai l’anima che è come un’isola. Classicone Uomini. Ma perchè dei Ritmo Trobale ti chiedono sempre quella? A me sarebbe piaciuto tipo Nessuna scusa o Oceano. Edda, come vorrei. Sempre meravigliosi i rifiuti di scendere dal palco per farsi urlare “bis!”. Tu stai lì che vuoi finire in fretta e non te ne frega niente di uscire di scena e rientrarci a comando come durante una recita scolastica. E non si riesce mai a cantarti, Edda. Perché tu cambi i testi a cazzo a seconda di quello che ti passa per la testa. Sei spiazzante. Quando scendi dal palco torni a sembrare uno del service, col tuo capellino in lana che ti mimetizza cosí bene. Anvedi la rock star. Hai fatto ponteggi per troppo tempo, mi sa che la rock star è morta e noi siamo felicissimi cosí. Io vorrei salutarti, ma devo mantenere un contegno e un distacco davanti alle persone che son con la mia amica e che mi conoscono appena. Vorrei evitare di vergognarmi come una dodicenne davanti ai Take That. Che scema che sono. Fumo, passa un’oretta e mi trascinano via. Il Circolone mi galleggia in testa e ti vedo al tavolo chiaccherare con una giornalista, mi sorridi e io ti mando i baci come una cretina. E menomale che non ti volevo salutare.


Photo demmmerda fatta con il mio iphone.

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