Cinquemila chilometri al secondo – Manuele Fior

E già ci siamo.
Quando uno inizia citando un pezzo del genere di Fiumani, è già a metà dell’opera.
Non si può non essere di parte.

A me Manuele Fior ricorda Modigliani. Chissà quanti glielo avranno già detto.
Un Modigliani del fumetto.
Di colli lunghissimi e occhi strizzati semichiusi.
Lucia eterea e pacata.
Le ciccione impettite ed estroverse. Le ciccione sfatte e sciolte dagli anni.

E i dettagli. Oddio i dettagli.
Gli scoiattoli della spada nella roccia, i loro dialoghi. La tv in sottofondo. La sento.

Gli occhi di Piero come dei tagli dentro al viso malato.
Il suo riflesso nel finestrino del treno.
Il cairo rosso sangue.
Oslo di un blu immobile.
Lucia del sogno che si leva le mutande. Una sbirciata velocissima. Le dita. Il risveglio.
La febbre alta. Altro risveglio.
I balloon in arabo e quelli in norvegese. Sentirsi stranieri dentro alle pagine.
Le tette cadenti e gonfie di Lucia incinta. Reali. Sven. Il racconto della prima volta.
Ritorno a casa.
La guerra di Piero.
Resistere o rientrare.

La telefonata Norvegia – Egitto. Silente appuntamento in Italia.
Una pioggia fitta disegnata da paura.
La convulsione dell’acqua e dei suoi piedi.
Meravigliosa chiacchierata vent’anni dopo.
Come una canzone di Guccini.
Quasi nulla mi sembró cambiato in lei.
Il tentativo passionale e appassito, il tentativo non riuscito.
La vergogna e l’emozione proibita.
L’altro.
E il ritorno a quella giornata, a quella prima volta e a come la vita scorra in un soffio.

jftudyhs

A come le cose cambino, succedano. A come si rimanga uguali.
A come si rimanga sempre e comunque segnati da pochi fatidici anni.
Ai cinquemila chilometri al secondo che attraversano il presente.
Alla velocità del nostro movimento.
Alla fine e al decadimento.
Alla primavera che dura un battito di ciglia.
Agli aquerelli che si stabilizzano netti sul foglio.
A un autore che coglie il vento nel passato, l’aria stagnante nel presente.
L’inesistente imprevedibile non considerato futuro.
Mamma mia.
Proprio come il mio sogno dell’altra notte.
Continuare a vivere anni, cambiare in mille modi e accorgersi di essere gli stessi.
In un passato che sa di perenne presente.
Questo libro sa di polvere e vite deragliate.


Photo fatte con iphone direttamente dal libro. Sempre bellissime, eh.

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