Endkadenz Vol.1 – Verdena

Come sempre, il primo ascolto di un nuovo album dei Verdena per me è traumatico.
Non so mai davvero cosa pensarne, all’inizio. Ho paura di una cocente delusione rispetto al precedente, ho paura di non riuscire a entrare nel mood e capire.
Per questo ho aspettato fino ad oggi per sentire Enkadenz Vol. 1.
Tra l’altro scopro oggi che pure i biglietti per il concerto di Brescia sono esauriti.
Molto bene, visto che era il mio ripiego in mancanza di Milano – già esauriti dai secoli dei secoli.
Comunque.
La cover dell’album mi piace, stranamente.
‘Sto punk fotocopiato. Un po’ fanzine e un po’ Warhol.
Bellissimo l’accostamento di rosso e giallo acido.
I mini-piatti magenta. Il resto smorzato.
L’album inizia con Ho una fissa, spaccando subito lo stomaco.
In un attimo le chitarre distorte ti stanno già trascinando giù in una corrente veloce, giù dentro un mare verso l’inferno.
Il suono avvolge, Svieni se puoi.
Si tocca come gomma ma punge un po’.
Il testo di Puzzle.
Riammetimi dai fra i tuoi demoni / Inniettami aria troverai l’energie / Innetiami aria / Se sogni è meglio poi / Che nulla ti tiene qui.
E ditemi che non è una discesa verso l’inferno. O una risalita, forse.
I testi criptici sono di una poesia dirompente, soggetta a interpretazione più che mai.
Di quelle poesie che non saprai mai cosa intendeva, l’autore.
Come un cut-up amplificato e elettrificato.
L’album si estende nella melodia vocale sdraiata sopra il noise molto più acceso rispetto a Wow.
Un po’ esageri.
I suoni esterni agli strumenti sono inaspettati come ci si aspetta dai Verdena.
Sci desertico rapisce sin dal titolo.
Le sinapsi che muove accendono i toni della copertina, che si mischiano in un caleidoscopio di strumenti e colori.
Chissà perché la percezione dei Verdena per me è sempre da acido.
Amplificano le sinestesie, i Verdena.
Le rime sono spesso banali a leggerne solo il testo.
Le rime eh, non le parole.
Nevischio.
Ma l’umore generale è talmente ricercato che non ci si fa caso.
La cadenza delle parole spesso fa parte dell’idea che la canzone riesce a comunicare.
Mi dirai che senza un fine non ci riesco a stare.
Calzante.
Rilievo. Lo giuro ho un mantra in me.
L’ho già detto all’inizio.
I Verdena mi trascinano verso il basso.
Mi trascinano nel loro mondo e non mi mollano fino a che premo off. Suono spento.
Mi strisciano per terra, senza pietà.
Mi graffiano di asfalto e sporcizia.
Ascoltarli coinvolge una fisicità alla quale a volte non si è preparati.
Forse è per questo, che ci ho messo anni a farmeli piacere.
Ma poi oh, poi non ho potuto più farne a meno.
Un ascolto non basta.
Giù in un canyon / C’è un vento gelido / Che annienta il panico.
Diluvio forse è la prima canzone che avevo sentito, di questo volume 1.
Lenta, di una lentezza da mozzare il fiato.
È come una cicatrice.
E le urla. Forse la traccia che preferisco.
Madonna, che Ho un brivido di già.
Fortuna che ci pensa Derek, a scuotere l’animo dal torpore.
Rumore.
Vivere di conseguenza. Ancora calma. Straziante di un grunge che non si è mai spento.
Sperimentazioni da acidi per un lavoro post-Wow che sembra racchiudere in sé ogni disco precedente.
Alieni fra di noi regala una pesantezza al cuore e al cranio. Provaci a testa in giù.
Guarda, Alberto, non c’è bisogno. Ti mette già a testa in giù la canzone tutta.
Gi alieni siamo noi.
Col sangue al cervello e la pressione dietro agli occhi, si passa a Contro la Ragione.
Le orecchie sfondate dai pezzi precedenti, arriva un riposo di sogno e speranza.
Solo il blu si muove in me.
Inno del perdersi è potenza.
È spessa nell’anima, questa canzone.
Ancora una volta cade, precipita, giùgiùgiù e tu precipiti con lei.
La gravità che ti schiaccia verso il suolo, mentre ti perdi.
Di noise e psichedelia.
Ti perdi.
Cazzo che pezzo.
Ok, mi sa che è questa la migliore.
Ma la verità forse è che l’album è strutturato in una complessità e in un’organicità tali, che non puoi avere un pezzo preferito.
Ogni canzone è concatenata alla successiva, non esistono salti di traccia.
Endkadenz Vol. 1 è una canzone che dura un’ora.
Impossibile staccarne dei pezzi. Impossibile.
Chiude con Funeralus, estendi il tuo cuore.
Parte di tutto e chiusura del cerchio.
Ritorno all’inizio, come in un Enso giapponese che vive nell’istante.
Così si chiude, quest’album.
In un presente che gira in tondo.
Aspettando il prossimo ciclo di vita e panico, con il Vol. 2.


Photos credits © Paolo De Francesco ma scovate su Rockit.

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