Come le scie che lasciano gli aerei


Come le scie che lasciano gli aerei è uscito nel 2012 per Coconino Press.
Andai ai tempi a vedere la presentazione di Brondi – Bruno alla Fnac, ma ho letto il libro solo oggi.
Il racconto è scarno e pieno di riferimenti.
Lo spazio è lasciato al disegno, alla visione dei particolari e alle intuizioni di una vita che conosciamo talmente bene da esserne protagonisti.

I personaggi senza sguardo di Andrea Bruno.
L’orientamento delle ciglia a far intuire la direzione.
Le tavole come uno scenario di guerra, sempre sporche e schizzate di strada, sangue e pioggia.
La pioggia dall’alto, che ti cade addosso e la vedi arrivare nella tua direzione.
I phone center. Il kebabbaro.
I posti nordafricani delle periferie delle città. Ma anche del centro della città.
L’emarginazione in locali di luci al neon e puzza di cipolle.
Il tanfo pungente della sporcizia bagnata nelle strade e nei cantieri.
Il racconto di Berlino.
Micol e il suo casco per le consegne.
Cercavamo il posto dove succedono le cose.
Come tutti.
Torniamo e ci chiediamo perchè siamo qui.
E Rashid che corre per seguirla, Micol.
Rico e l’eroina.
Il suo foglio di via da Berlino, tornare in Italia e le case occupate.
I cani dei punkabbestia e cercare di vendere il rame per una dose.
Di allontanamenti e capelli rossi, di Berlino aliene e pianeti sostituiti.
Micol che diventa migrante davanti agli occhi increduli di Rashid, che con la fatica che ha fatto per arrivare in Italia non si spiega come qualcuno possa scapparne.
E le scie bianche degli aerei che spaccano i cieli schizzati di rosso.
E le parole di Kerouac a riempire le stanze abbandonate.
E candele accese.
E i mutui pensieri di Rico e Micol, che quand’è che sei uscito dal mio campo visivo?
E un breve incontro cristallizzato in un’occhiata fugace, un istante nudo da abbandonare.
Mi ricorda una via Dante affollata e lui, sotto il suo cappello da zingaro, a chiedere soldi ai passanti.
Mi ricorda i miei occhi che non vogliono sapere, e il passo che accellera insieme al cuore.
Di tutti i buchi e i fogli di via conosciuti nell’adolescenza.
Di tutte le laceranti fughe da noi stessi, dell’illusione della fuga geografica.
Le visioni di Vasco Brondi, cosí consapevolmente simili alle mie.
La contemporaneità dei pensieri su questi cazzo di anni zero.
Porcaccia se me lo aspettavo meno invadente, questo libro.


Photos mie.

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