Strategie e primavera

Madonna, quante sono le volte che ci ho provato, a disegnare questa canzone.
Anni e anni a starle dietro, a cicli stagionali.
Sedermi alla scrivania e provare a immortalare questi insetti malvagi, questi fiori urlanti che mi laceravano l’immaginario.
Quando avevo lo studio di tattoo, ho persino fatto una serie di tavole di flash, ispirati a Strategie.
Cercavo di fare un po’ pubblicità allo studio nei locali, la sera, facendo gli stencil dei miei disegni ai clienti.
Una di queste serate fu organizzata per l’After degli After, dopo il concerto al Factory.
E io, in un momento di colossale storica figura dimmmerda, feci pure lo stencil al Dellera.
Lo avevo già fatto a suo fratello, prima – o almeno credo fosse suo fratello, si assomigliavano – .
Anyway, c’era pure Agnelli in giro e io non capivo un cazzo, già dall’esaltazione del concerto la sera prima.
Già dallo smerdo di invitare Agnelli all’inaugurazione dello studio.
Minchia, se non ci so stare al mio posto.
E tutto per quella maledetta canzone, che mi ha fatto scavare sempre di più nelle viscere e nei testi degli Afterhours.
Sto divagando, scusate.
Questo post era per parlare di primavera e di Strategie.
Giuro che c’è un perchè, se questa canzone la amo cosí tanto e la ascolto a ripetizione da anni.
È che mi immagino queste primavere sbocciate tra le gambe, con il caldo che si fa strada tra i vestiti sempre più leggeri.
Mi immagino un maggio che è quasi estate, disteso in un campo di fiori selvatici e papaveri di un rosso talmente saturo da dar fastidio.
E il ronzio degli insetti, che tormenta ed agita. Che anche loro sono sintomo di questa esplosione sessuale di polline e amore.
E il sudore che appiccica il tuo corpo a qualcun altro, mentre il sole non cede a colare a picco.
Ogni verso sa di calcoli mal riusciti, di buoni propositi non rispettati e di gabbie chiuse a chiave e prese a calci dall’interno.
Ogni verso sa di selvaggio, di tentativi di mediazione falliti e di scontri mente-cuore.
Strategie è una canzone di 20 anni fa, scritta da Agnelli quando aveva poco meno di trent’anni.
Ed è proprio a quell’età, che anche io ho iniziato a comprenderla.
Anzi, a farmi domare da questo immaginario di natura violenta e istinti risvegliati a pugni in faccia.
Fa quasi impazzire, so cos’è.
Anche se vorrei moltissimo non saperlo.
Perchè non esiste via d’uscita se non soccombere, a questa idea che ti corteggia da anni.
Quest’idea malsana di poter sfanculare un po’ di razionalità in più e lasciar vincere chissà quale idea libertina e näive di nature nude nei prati.
Strategie si trova nell’album Germi, ma se volete farvi del male potete ascoltarla in versione acustica nel live Siam tre piccoli porcellin.
L’ultima volta che l’ho sentita dal vivo, dopo anni di astinenza, è stato il settembre scorso al Carroponte.
Una botta assurda, cantata con tutto il fiato che avevo in corpo.
Una botta assurda arrivata subito dopo La verità che ricordavo e frustate di microfono nell’aria e torso nudo.
Una botta assurda che ricordo solo di non aver capito più nulla e di aver iniziato a saltare, confusa dalla gente che pogava di fianco, dalle luci a intermitenza e dalle casse che mi spaccavano le orecchie.
Strategie è la mia canzone da primavera in arrivo, senza competizione alcuna.
Un’esplosione di pressione che pompa sangue nelle arterie, nelle tempie, nelle cosce e nelle mani.
E puoi non assaggiare per veder se il gusto se ne va.
Ma no, che non se ne va. Permane, il gusto.
Ogni anno rinnovato e impollinato, di questo periodo.
Strategie è un paradiso perduto o una wonderland per bambini cresciuti.


Il collage è banalissima opera mia.

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