Quel primo numero di Pic Nic

Se penso che questo meraviglioso cimelio me lo sono accapparrato gratis e per caso, wow.
Pic Nic era un free press di fumetti, ideato e realizzato dai Superamici, uscito nel 2010.
Afferrai il primo numero da Atom Plastic, un parco giochi di vinyl toys che ovviamente ora ha chiuso. Cazzo, se spendevo dei soldoni in quel posto. Peccato ora sia rimasto solo come shop on line.

Pic Nic si proponeva un progetto divulgativo ambizioso, quello di rendere la cultura underground del fumetto accessibile a tutti. Anche, come dicevano proprio i Superamici nell’intro, ai pigri e agli spilorci. Che senza sborsare un soldino, ai tempi ti portavi a casa un pezzettino di fumetto meritevole di essere conosciuto.

Il primo numero di Pic Nic aveva in copertina un’illustrazione di Junko Mizuno.
No, aspetta, non in copertina. Nella confezione esterna. Sì perché Pic Nic si componeva di 4 fascicoletti, riuniti all’interno di una scatola.
Comunque, Junko.
Oh, proprio lei. La mia preferita.
Lei che ha sempre disegnato come avrei voluto fare io.
Lei tra cicciosità, pezzi di organi umani e tette. Cosí perfetta nella rappresentazione della voracità famelica e istintiva ereditata dall’infanzia.
Junko io l’ho sempre amata, nelle curve femminili delle sue eroine e in quei maschi mai particolarmente definiti. Un mondo di donne in cui gli uomini sono poco meno che comparse.
La disperazione bulimica delle sue eroine quasi sempre in primo piano, la lotta in una natura che non trova pace se non nelle perversioni.
Io volevo disegnare come te, Junko.
Mannaggiammmé.
Comunque confesso che fu proprio per lei, se portai a casa quel primo numero di Pic Nic.
Io i Superamici non avevo neanche idea di chi fossero, ai tempi.
Ricordo, che una delle prime pagine che vidi fu di Davide Toffolo. Chi ha avuto modo di leggere questo mio post precedente su di lui, sa già quanto immensamente io lo ami.
Dentro PicNic, la sua storia dei Cinque Allegri ragazzi morti iniziava subito dopo quella della mia nipponica preferita, preceduta da due pagine di volti femminili senza occhi.
Le amate zombie di Toffolo.
E quelle righe di ombre a matita che come cazzo si fa ad avere una perfezione di tratto simile. Una perfezione pure nell’asimmetria, una perfezione comunicativa che niente – L’ho già detto, che io voglio essere un suo disegno.
Proprio in questi giorni esce una nuova edizione per Panini Comics, dei Cinque allegri ragazzi morti del Tofo. A partire da un numero 0 inedito che già dalla cover cita Bowie e i Ramones. Ma questa è un’altra storia, e ve dirò a breve.
Anche su PicNic veniva presentata una storia inedita, scritta da Toffolo e disegnata, oltre che da lui, come un flashback sulla nascia dei 5 zombie da Spider Jack.
Vera protagonista di questa storia è come sempre l’adolescenza, età eterna che non ci si schioda di mente, neanche quando i capelli cominciano a diventar grigi e le rughe a solcare i volti.
Un’adolescenza di scoperte e mondi inesplorati, dal fondo del mare ai ricordi dimenticati, dal voodoo all’amore impossibile.
Che poi si sa che ogni adolescenza coincide con la guerra, che sia falsa che sia vera.
Io a parlare di Toffolo andrei avanti le ore, ma non voglio dilungarmi, volto pagina trovo subito a Tuono Pettinato.
Cani da caccia in guerra, soldati scioccati che rifiutano di tornare alla normalità.
Quotidianità post-Vietnam animalesca e un governo di lupi.
E poi LRNZ e Golem, Ratigher, Adriano Carnevali e i ronfi, Dr. Pira, Maicol e Mirco. E molto, molto altro ancora.

Un progetto del genere fu possibile in freepress solo grazie a uno sponsor, nel caso del primo numero Fornarina.
E niente, signor Fornarina ancora ti ringraziamo per i dindini che hanno permesso di stampare Pic Nic.
Ah, ultima cosa che mi piaceva da morire: il nome.
Che come a ogni Pic Nic ogni partecipante porta la sua pietanza completamente sconnessa dalle altre, qui si portavano dei fumetti variegatissimi. Apparentemente stonati tra loro ma che, proprio per questo, rendevano Pic Nic così desiderabile.


Solite photos dimmmerda col mio aifono.

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