Ciccarelli e i Colour Moves

Ho accolto con una certa freddezza la notizia che Giorgio Ciccarelli avesse messo su un nuovo gruppo.
Con l’aria snobbina e un po’ risentita di chi fino a ieri lo guardava a testa in su ai concerti degli After e sí, ora che te ne sei andato in fondo non eri un granché.

Avevo visto un evento su Facebook, un evento del Rock’n’Roll, cena + meeting + showcase.
Anche qui quasi stessa reazione: mi sa che vado, in fondo è sempre il Ciccarelli. Ma poi anche no.

Mi trovo in uno dei miei viaggi infiniti sui mezzi di Milano e leggo il libro Uomini, di Elisa Russo – sí sí, è figo, ve ne ho già parlato varie volte ma non l’ho ancora finito che vuoi, il tempo è quello che è -. Comunque, leggo Uomini e inizio a trovare i racconti anche del Ciccarelli. Di quando erano tutti giovani e la scena underground milanese gli ronzava intorno. Di prima, qualche tempo prima di entrare negli After.
Dei Colour Moves. Dei Colour Moves. Dei Colour Moves ma aspetta, non è mica la band con cui suona ora?
Oh, ma guarda. Chissà perché i ritorni di fiamma sanno sempre di garanzia.

Mi incuriosisco di piú, che a volte c’è bisogno di fiducia nelle partenze già viste.

Allora non era un abbandono totale, allora un filo rimaneva attaccato a questa Milano che è mutata un milione di volte da allora ma che, molto a fondo, ancora conserva quei personaggi che aiutarono a costruire un film di gruppi storici.

Poi un po’ mi passano ancora di mente, sti Colour Moves.

Ma ci pensa Rockit a ricordarmeli, un passettino in piú.
Una copertina scura e delicata, pur nella sua drammaticità di ombre e colori, comunque delicata.
E la associo per un istante a quegli occhi azzurri che ho guardato a mille volte sottopalco.

Leggo la recensione, ed è una promessa new wave.
Una promessa talmente chiara che è sera, son stremata dal sonno e dalla caffeina – Ho il male di vivere o è il troppo caffè? ops, forse in questo articolo non era il caso di fare certe citazioni -, supplico di dormire ma l’adrenalina ancora mi sovrasta e decido per un primo ascolto, a letto, al buio, a volume alto.

Una folgorazione, cazzo.
Questo è stato. 

La recensione strapositiva che si son beccati i Colour Moves su Rockit per A loose end è tutta meritata.
Il decadentismo delle chitarre culla da un pezzo a un altro e mi chiedo com’è che non abbiano continuato ai tempi.

Qui c’è un misto di qualche virgola spudorata alla Lou Reed, i suoni dei Joy Division e la cupezza di un certo Nick Cave.

Che se questi erano i gruppi minori dei tempi che furono porcocazzo a me che son nata nell’83.

Tutto il buio che viene fuori, l’eyeliner sciolto, la consapevolezza nichilista e un po’ suicida del post-punk.
Una depressione che non è mai banale, la chimica dell’umore nero, degli occhi sbarrati e un po’ increduli, la chimica anche disillusa dei neuroni alterati che scorrono lenti dentro al basso che fa un po’ da guida.
I suoni piú alti e il contrasto.

Cazzo Ciccarelli, ma Agnelli lo sapeva eccome che venivi da tutto questo, eh?
Quello scemo che ti ha lasciato andare o ti ha cacciato, che comunque sia andata è una perdita di cuore fortissima.

E comunque io non lo sapevo che avevi una band del genere, una volta. E ci son rimasta.

Questi pezzi son stati scritti 30 anni fa circa. Che forse nella vita di ognuno c’è un istante buono per l’ispirazione e in confronto il resto è banalità.

Trees e Cloudlike e When I fall e madonna se mi sa di Berlino berliner umido pioggia Ian Curtis locali puzzoni di capelli biondazzi e lunghissimi di richiesta di riscatto e possibilità mancate, questo album.

E la cover di Venus in furs. Che io son pure un po’ permalosa e suscettibile, verso certe cose.
Eppure gli riusciva, gli riesce.

E la voglia del primo live disponibile, dopo questo primo ascolto.

Penso all’evento al Rock’n’Roll e vado a controllare speranzosa.
Passato da meno di una settimana, ovvio. History of my life.
E prossime date solo al sud.

Ma vi aspetto, cara band vecchia ma nuova.
Ma che vi diceva la testa, che non avete continuato?
Che poi forse a cantare in italiano avreste spaccato. Che uno non è che non sa l’inglese, ma l’immediatezza non è la stessa.
E neanche la vicinanza e il sangue lo sono. Sì, in italiano avreste spaccato ancora di più.
Senza offesa, eh.

Boh, comunque wow ‘sti Colour Moves.

 

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