Le Luci sul Magnolia

Le luci della centrale elettrica
Costellazioni Tour al Circolo Magnolia di Milano, 27 marzo 2015
Autore del post: Jacopo Castellinaria


La ruota panoramica all’idroscalo di Milano gira vuota ma illuminata, pare sia spinta dal vento di un cielo inedito, gravido di un indecifrabile qualcosa che accadrà. Non c’è altro posto che vorrei raggiungere o immaginare. Venerdì 27 marzo, e non sembra neanche di stare a Segrate. Il Circolo Magnolia appare ancora una volta dietro il piazzale.

I concerti, come le vacanze e il cinema da soli non sono mai stati un problema, e non dovrebbero esserlo per nessuno. Impiego il tempo abitando l’attesa, il mio “divano e TV”. Nessuna bottiglia di Gin-Lemon, c’è una mamma e un bambino. Stiamo in fila senza giochi di prestigio e penso ai sotterfugi per entrare dei fenomeni del sabato sera dai quali mi dissocio solo perchè oggi è venerdì. Gente da fuori: poveri diavoli. Gente del campo: infermiere e letterati accreditati. Cappottini, neri e marroni, cappelli lunghi scapigliati, barbe incolte. Classico.

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Entrando, Canali canta e guarda nel vuoto, si muove dolcemente, accompagnando i suoi capelli lunghi dietro la testa, mette tutta la sua energia nelle parole polverose, spinte ancora una volta lontano come un cantico dei sopravvissuti, fieri e ribelli. La sua musica parla di epoche a me sconosciute, ancora mi chiedo come possa toccarmi questa malinconica rivoluzione alla quale ho partecipato senza sapere una parola. O forse sì: vado al massimo in Messico, vado in Messico al massimo. Nuvole senza Messico!
Che voglia di piangere ho.

 La mia anima irrequieta inizia a ribaltarsi dentro di me, fasi alterne tra quello che sono e quello che vorrei essere, emarginazione senza una società, assenteismo cronologico e logorroico parlare di tutto e di niente. Poi l’anima esce di scena sotto un mantello blu, inizia a prendere posto nell’aria. Me ne accorgo osservando gli angoli di questo locale, la vedo sorreggere gli ubriachi, nei sorrisi delle intese, nei saluti per andarsene o scappare, negli schianti superficiali, nei cessi che sudano, nel rumore del ghiaccio dei bicchieri calpestati. Nel giardino guardo la luna, e le partenze degli aerei, ne assaporo il rumore e dopo mille acrobazie, finalmente, non penso a niente.
Madonna che silenzio che c’è stasera.

Non lo so dove sono quando Vasco sale sul palco eppure ricordo molto bene il brivido graffiarmi la schiena. C’è un ragazzo magrissimo che riesce a essere tutto meno che fragile e insicuro. Per tutto il concerto sembra essere appena arrivato con fatica da un posto che lo ha visto sopravvivere e mai morire. Il piccolo palco che lo sostiene stasera, non gli permette di correre da una parte all’altra come su quello del Carroponte. E anche l’immenso Dragogna alla chitarra sembra soffrire di questo, ma riescono entrambi a spingere come si deve alternandosi.

Vasco balla e sposta l’aria muovendo le braccia con una naturalezza impressionante, si agita come un bambino in preda a un capriccio e quando torna dietro all’asta del microfono lo fà per poi ripartire più folle di prima. Almeno così vorrei. Abbraccia il pubblico delle prime file, si affaccia come da un finestrino di un auto in corsa, incurante del rischio di cadere o di schiantarsi.
E mi sfuggono i suoi occhi chiari.

Vasco viaggia, Vasco vive, Vasco riesce ad ascoltare ma sopratutto ad ascoltarsi senza sottovalutare mai niente. Ci stupisce con il modo che ha di scegliere i dettagli di concetti immateriali accostati a soggetti reali, tanti oggetti dall’uso quotidiano che possono sembrare banali, per esempio comprati al supermercato. Le sue strofe sono mine sensoriali, un continuo spedire cartoline da luoghi sospesi, temporanei. La sua è una ricerca insaziabile di vita da vivere intensamente e il fatto che strilli, balli, suoni o scriva è la conseguenza di un’immensa libertà che rimane per noi comuni mortali il sogno più ambito. “È stato bellissimo essere nello stesso posto, nello stesso momento”. Forse la libertà esiste davvero!
A cosa serve solo goderci il pensiero?


Photo per gentile concessione di Jackfoto©all rights reserved.

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