Heroes

1399910630_32___1977_Foto____Masayoshi_Sukita__The_David_Bowie_Archive

Gli eroi di Bowie incidono per sempre i miei ricordi adolescenti.

E tu partivi e tornavi, partivi e tornavi, partivi e tornavi.
Partivi e tornavi, in tutte le nostre Banhoff Zoo.

Un saluto laceracuore e gli occhi liquidi, i cucchiai che friggono e le candele sciolte. E i nascondigli pieni di polvere.
E Bowie che canta che sí, possiamo essere eroi solo per un giorno.

E noi eroi lo eravamo in quel momento, e ci agganciavamo forte a quegli ultimi istanti prima della fine.
E il giorno in cui essere eroi volgeva al termine e le tue parole mi rimbomavano nella testa e le tue mani mi toccavano ancora ruvide e nere.

Che era inverno ormai, e quel giugno pieno di stelle era andato a farsi fottere in un altra galassia e tu eri fuggito al nord e tu eri fuggito.

E l’eroina ti aspettava e ti cullava, come in quei libri scritti male per adolescenti un po’ sbagliati e in quelle canzoni che ancora dovevo conoscere.

Ed eri tornato da me, in un dicembre che ci si incollava alle giacche, un dicembre di lampioni e di tuoi occhi come fanali e le pupille uno spillo.

E noi eravamo re e regina in bianco e nero, sospesi nella copertina dell’album di un Bowie berliner.

E sí, potevamo sconfiggere gli sguardi di chiunque, just for one day.
E tu sí, potevi bere per tutto il tempo e non ti è mai bastato, lovers divisi a intermittenza.

E sputavi fuoco e sangue su di me e sulle rovine di quelle case e palestre abbandonate che mi sembravano un milione di houses of rising sun.
Entravi dalla finestra, afferrando i rami delle tue vene sfinite. E io ti seguivo, in questo regno oscuro di elettricità inesistente, città in lontananza, casino lasciato fuori e droghe che mi rifiutavo di vedere.
As though nothing could fall.

E mentre contavo i buchi sulle braccia tu spingevi e mi uccidevi che FattoSfattoDisperatoQuantobellosei.

E di tutti i tuoi amici morti di overdose mi rimaneva solo una telefonata vaga con la voce spezzata, delle cadute mentre CagliariOlbiaBolzano ti vorticavano in testa, dei soprannomi – che in strada nessuno sa i veri nomi – rimaneva solo una parola strizzata dagli occhi appannati.

E di tutti quegli amici come animali, uccisi di una morte densa e bianca e silenziosa a te rimaneva solo la paura.
La consapevolezza che no, quel giorno da eroi davvero non dura.

E quel freddo sui marciapiedi, mentre facevi colletta e dicevi di amarmi.
E io che mi prendevo il viso tra le mani e piangevo, io che non sapevo come aiutarti e che vedevo il giorno scadere veloce.

E tutte le tue fughe e i tuoi allontanamenti. E le telefonate a distanza di mesi.

E le tue lacrime che bagnano la cornetta di una cabina telefonica di Firenze, quando mi dici che sei stato dentro e che ti manco.

L’ultima cosa che ho di te. Lo squillo che ristagna nel salotto, l’aria opaca di stanchezza nel primo pomeriggio.

E la fine, quella definitiva.

E gli organi interni che collassano, maledicendo quello che dico, maledicendo ció che voglio, maledicendo me e te e Bowie e gli eroi e i nostri mesi insieme.
Maledicendo quello che non sarà.

E tu che piangi sul giorno ormai morto, e io che chiudo il telefono con un clack secco.
Che rimango a fissarmi le mani fuori fuoco nella nebbia del pulviscolo acceso dal sole.

Cara, è la fine.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...