Uomini, Elisa Russo


Mentre finivo di leggere Uomini – I Ritmo Tribale, Edda e la scena musicale milanese, pensavo alla recensione che avrei voluto scriverne. E come recensione, niente. Non mi veniva in mente niente. Avevo invece un milione di parole da indirizzare all’autrice, Elisa Russo. E così ho fatto, con questa mail che ben esprime tutto ciò che, per pagine e pagine, mi è venuto in mente.


Cara Elisa,

ho appena finito di leggere Uomini.
L’ultima parte è stata un crescendo di battiti e sorrisi, quando si passa dalle testimonianze dei protagonisti a te, che da silente osservatrice della scena ne diventi parte.

Tu, cara Elisa, tu sei tutto ciò che una fan vorrebbe essere.

E io mi sono immedesimata in ogni tua descrizione, in ogni tua passione e in ogni corda che quelle note arrivavano a sconvolgere.
Io mi sono immedesimata e ho sognato di essere te, ogni istante, di trasformarmi in una te parallela che arriva a frequentare il suo unico eroe di sempre.
Un eroe umano e sbagliato, un eroe imperfetto e per questo ancora più irresistibile.

E no, non è Edda per me, l’eroe. È qualcuno che lui conosce, e che anche tu conosci.
Non è difficile indovinarlo, leggendo un po’ il mio blog.
Comunque non ha importanza, ora.

Cara Elisa, io ho avuto il batticuore con te, quando hai raccontato di aver ricevuto la lunga lettera di Fabrizio Rioda.
Ho esultato con te, seppur con amarezza per le notizie definitive che riportava.
Ho pensato a questa ragazzina, che dalla sua camera scrive a Rumore. E si vede arrivare in risposta le pagine di Rioda.
Che colpo, cazzo. Che colpo.

E io lo so, Elisa, lo so che sono cose che uno si porta dentro e che l’avrai imparata a memoria a furia di rileggerla, quella lettera.
Lo so che ai tempi ti sarai attaccata alla speranza di quel breve contatto con chi, Edda, lo conosceva da anni. Lo considerava un fratello. Ci condivideva il palco.

Lo so Elisa, chissà che botta.

E io lo capisco, sai. Lo capisco, che a ogni intervista che ti capitava di fare cercavi di rubare informazioni, anche a quelli che ormai ne sapevano meno di te.
Capisco le ricerche su google, le domande celate per non svelarti mai troppo, le speranze di sentirti dire che sì, in fondo qualche notizia di lui qualcuno ancora l’aveva.

E le speranze che non arrivavano, Elisa.

Per la gioia incondizionata che devi aver provato vedendo quel primo video, quel primo video caricato su Youtube.
E ancora, la notifica di risposta al tuo commento, quel segno di una presenza ormai quasi aliena e viva come non mai.
La risposta ai tuoi complimenti e non una risposta sterile. Una risposta umana.

Ti immagino con la tua voce – anche se non conosco la tua voce -, ti immagino con la tua voce nel suo tono più concitato, nell’esaltazione del momento in cui racconti magari a tuo fratello che, sì: Edda ha risposto.

Immagino la ventata surreale in quello scambio virtuale di parole, il tuo chiederti se stesse succedendo davvero.
Immagino la notizia del nuovo disco. E una preghiera a Krishna, che qualcuno dovrai pur ringraziare per sta notizia.

Madonna, chissà che momenti.

Immagino te e nella mia testa tu sei me, Edda che diventa il mio cantante maledetto-vicinissimo-inarrivabile della band stracciacuore di cui non perdo un concerto.

Immagino il mio turno. Ed è meraviglioso, questo tuo libro. Perché oltre a scavare così a fondo negli anni in cui i Ritmo Tribale li ascoltavi sotto un palco, oltre a scavare in quei loro anni velocissimi, scava nei tuoi.
In una passione pura e incondizionata, come può essere solo quella dell’amore per delle parole mai sentite prima che ti accendono neuroni ed ormoni che non sapevi di avere.
È bellissima, questa cosa.

Il libro è davvero ben progettato, Elisa. Una storia che fila via liscia e incuriosisce. Sei stata brava in questo.
Sei stata professionale. Ma quello che rimane dopo questa lettura è la passione trasudata da ogni pagina.

E le mille curiosità. E Marco Rotondo che lo conosco da anni – e lo ritrovo qui. E Luca Talia Accardi, che seguo da anni perché tatua da Angelo Colussi – e lo ritrovo qui. E la Milano vicino a casa mia. E quell’accenno che mi ha fatto scoprire i Colour Moves. Che senza averli letti nel tuo libro davvero non so, se sarei finita in saletta con loro.
E le interviste a lui, no, non a Edda.
A lui. Il cantante che cristo-mi-uccide-sempre di cui ti parlavo prima.
E la speranza a ogni pagina che venisse fuori qualcosina in più.

Elisa cazzo, sei tutto ciò che una fan vorrebbe essere.

E quel tour in macchina a Milano. In una notte che immagino tiepida e silenziosa, seppur con tutte le luci multietniche di Via Padova.
Immagino te, il giorno prima.
Te che cerchi di esser pronta a giocare. Con le cose che si fanno serie e fantastiche, all’improvviso.
Che non è un’intervista come le altre. Che non sei una giornalista, in quel momento.
Immagino te, in quella macchina. E quando dici che lui oh, lui era ancora più bello dal vivo, di questa bellezza intensa – madonna, Elisa – come ti capisco. Tutto quello che devi aver provato.
E la sua felpa e le parole che avrai detto parlando con la te ragazzina, accarezzandole la faccia e sussurrandole: “tranquilla, Elisa, un giorno vi incontrerete nella sua Panda, in una notte meravigliosa e piena di ricordi.”
Immagino te che parli alla te ragazzina.
Immagino me, che io lo faccio sempre.

E quel giorno al Mi Ami Festival, cazzo Elisa, quel Festival porta sempre scompiglio. Ne so qualcosa. Di esperienze ravvicinate con mostri sacri, anche se mai con l’unico mostro sacro che avrei voluto. Non si fa mai vedere, lui. Non lì, almeno.
E mi immagino quest’amicizia che diventa una cosa straordinaria ma sempre più reale.
Tangibile.

E mi immagino lo sgomento, ogni volta che ancora pensi a dove sei arrivata.

Sei tutto ciò che una fan vorrebbe essere, Elisa.

Wow, il tuo libro.

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