Edda, backstage e concerto

Arriviamo al Carroponte verso le 18:30, io e Fede – la fotografa del mio cuor.
Camminiamo sul marciapiede di lato, prima di entrare.
Dagli edifici rimbomba di fronte il soundcheck della batteria.
Rimbomba la cassa e ci avviamo verso il cancello aperto.
Nessuno che controlla.
Che cazzo di effetto, il Carroponte vuoto.
Vediamo Fabio che prova sul palco, Luca che sale.
Stefano e Elisa seduti su una di quelle panchetrappole che se non stai attento si chiudono quando ti siedi.
Andiamo verso di loro, Edda ha la maglietta di Topo Gigio ma con la sua faccia da bambino – credo.
E i soliti pantaloncini da corsa.
Come va come non va – non so perché stiamo già parlando di peli.
Sí, di peli. Di Edda e della sua fissa.
Che ne ha appena strappato qualcuno dai ditini del piede di Elisa, lasciandoglieli rossissimi.
Dice di essere pelofilo, Edda.
Ci fa vedere le braccia e le gambe, rasate di recente.
Ci racconta di quando ha provato il silk epil, regalatogli da Cristina Prette.
Ci racconta che lei se l’è ripreso, quando si son lasciati.
In ogni caso ci assicura che i peli sulle donne non gli danno fastidio, che ci sentivamo già in soggezione pensando che facesse l’inventario anche dei nostri di peli – su braccia e gambe.
In compenso strappa senza pinzette i peli delle orecchie di Fabio Capalbo, il suo batterista.
Urliamo per sentirci, il soundcheck è piuttosto forte lí a bordo palco.
Che io mi son sempre chiesta: ma che cacchio succede prima di suonare?
Cacchio succede nel backstage?
Ecco, ehm – la verità è che non succede un granché.
Solo una noia devasto che ti sembra di aspettare da giorni.
Noia mortale noia normale.
Calma piatta e attesa infinita.
Almeno cosí dice chi è abituata a viverle, queste attese.
Edda è di nuovo in crisi, ci chiede se conosciamo qualcuno che faccia ponteggi, che lui ha esperienza e sta cercando lavoro.
Che lui ha bisogno di certezza e insomma, sí – il prossimo disco si può anche fare ma chiamassero St. Vincent e facessero cantare lei al posto suo.
Che lui vuole stabilità, che lui vuole la vita da pontista.
Ha bisogno di certezze, Edda.
Di un binario di cui veda l’inizio e la fine.
Non cosí – dice – che è tutto curve, pieno di trabocchetti.
Mannaggia a me che non sto registrando, mannaggia.
Io e la mia mania di prendere appunti.
Io e la mia stoltezza di prendere appunti mentre parla Edda. Impossibile.
Che lui me lo diceva pure poco fa, che conveniva registrare.
Ma io no.
Senza struttura come sempre.
Mi chiede se vogliamo spostarci per fare l’intervista, che qui non si sente bene.
E io no – che non ho preparato un’intervista. Doveva essere un racconto questo.
Mannaggia a me.
Che lui non è di sicuro un personaggio lineare e io come faccio a segnarne le parole? A caso?
Cazzo.
E comunque lui dice che si ascolta e non capisce come possano piacere, le sue canzoni.
Che son canzoni da Albano, dice.
E un sacco di materiale per il quarto album sarebbe anche pronto, ma lui non vuole utilizzarlo.
Elisa gli ricorda che faceva cosí anche per il terzo.
Che lui odiava Dormi e vieni, ma la demo era bellissima – racconta lei.
Lui diceva che non l’avrebbe mai messa nell’album.
E invece.
Dice di non avere ansia da concerto oggi, Edda.
Che tanto piove e non viene nessuno.
Noi è tutto il giorno che controlliamo compulsive il meteo.
E prima danno 100% di pioggia, e poi 60. E poi 80.
Ma non pioverà, dai.
Speriamo che non piova.
Lo speriamo tutti tranne lui.
Cambia di nuovo argomento, il soundcheck continua.
Non fate figli eh, ci dice.
Lo rassicuriamo che siamo le persone meno adatte ad avere dei figli, Fede ed io.
Le persone meno propense, pure.
Ci chiede che lavoro facciamo, Edda.
Che ha bisogno di spunti per trovare lui stesso, un nuovo lavoro.
Gli chiedo come mai a cadenze cosí veloci e regolari lui pensi di mollare la musica e tornare a fare il pontista.
O qualunque altro lavoro manuale e non artistico.
Mentre scappa sul palco per il suo soundchek mi risponde che quando viene a mancate il mecenate – ecco, è lí che ci ripensa.
Elisa mi racconta che di questo tour ha già visto 8 date, emmò forse basta.
Dice basta ma ci ricasca sempre.
Dice di aver visto cosí tanti concerti per seguire anche la promozione del libro.
Poi ci pensa un attimo e no – in effetti anche il tour precedente aveva fatto cosí, pure senza libro.
Edda prova Bellissima. Mademoiselle. Bellissima.
Minaccia che questa è l’ultima volta che faranno Bellissima.
Qualcuno gli dice di provare Organza.
No! Organza NO!
Facciamo HIV.
Ancora un po’ di prove e scendono dal palco.
Dice che oggi ascoltava il disco su Sporify e ci sono degli arrangiamenti di cui non si era mai accorto.
Mi fa sorridere, questo Edda che ascolta se stesso su Spotify.
E arriva il momento foto.
Che conoscendo Fede ne ha avrà già fatte millemila anche al soundcheck, ma questo è il momento ritratti.
Ci presentano Fabio e Luca. Arriva anche Davide, il fonico.
Furore Uterino al completo.
Con Stefano che continua a chiedere: Fede fai palestra?
Ci spostiamo verso i camerini, dietro il palco grande del Carroponte.
Madonna a vedere cosa c’è dietro il palco grande.
Che le volte che da fuori intravedevo Agnelli poteva esserci di tutto, lí dietro.
Invece tutto molto semplice.
Devo smettere di ingigantire scene che non conosco.
Entriamo nei camerini e Edda ci dice che tutti hanno un sosia.
A lui lo hanno paragonato al duce e a quello che cantava Siamo i vatussi.
Annamo bene.
Ci invita dentro a prendere una birra o un’acqua.
Parlavamo degli After poco fa.
Parlavamo del Cicca e di Prette.
Entro con lui, afferra qualche patatina da una ciotola messa lí per loro e mi dice: io una volta l’ho visto il frigo degli After. Altro che questo.
Eh, c’hanno i soldi quelli – gli dico.
Eh, c’hanno i soldi – mi dice.
Prendo l’acqua che io son praticamente astemmia.
Anche lui mi dice, ma beve un sacco di coca cola.
Ci sediamo fuori dai camerini.
Fabio al computer, arriva la loro cena a brevissimo.
E menomale, che Stefano sta dicendo di aver fame praticamente dalle 7.
Che lui ha sempre fame.
I suoi amici hanno figlifiglifigli, lui ha sempre fame.
Stiamo un po’ in disparte, io, Fede ed Elisa.
Ma ascolto e prendo appunti.
Fede fa qualche foto senza diventare invadente.
E comunque Stefano è sempre scalzo.
Appena può si toglie le scarpe. Anche mentre mangia.
Gli dan fastidio, ste scarpe – penso.
E rubo una foto di quei piedacci da sotto il tavolo.
In sottofondo ci sono gli Aim che fanno il souncheck, mentre Edda lascia lí le croste della pizza e si lancia in un monologo assurdo su una storia Hare Krishna che ha sentito alla radio in inglese – per essere sicuro di non capirci un cazzo.
Racconta di quando Krishna, 5000 anni fa, venne sulla Terra per combattere i demoni – che siccome la Terra è un pianeta sfigato avevano scelto di insediarsi proprio qui – dopo aver perso la battaglia cosmica contro i deva.
E parla dei demoni che si innestano nelle famiglie di re, Edda – parla di giungle e bestie feroci che mangiavano Brahma.
È convinto di aver ricollegato tasselli che gli mancavano, Edda.
Storie che neanche il suo maestro spirituale gli aveva mai detto.
Io credo di non averci capito un cazzo, quindi chissà cosa vi ho ri-raccontato.
Gli altri ridono e si finisce a parlare dell’inevitabile karma.
E Fabio ripete ad Edda che sí, forse il karma esiste ed è pure tutto a suo favore – ma tu, Stefano, fai di tutto per combatterlo.
Si parla delle nuove canzoni, che in due giorni hanno finito di prender forma.
E di Stefano, che vuole sempre riscrivere tutto. Che vuole rigirarle completamente e rimandare il materiale agli altri.
Si parla delle prossime date, della partenza di sabato da bollino nero per il traffico, di un ipotetico set acustico.
Di aprire per i Ministri. Muah. Sicuro che per me son loro – che dovrebbero fare la riverenza a Edda. Non il contrario.
E si lamenta di aver mangiato come un porco – Edda. Emmó stammmale.
Arriva il tour manager, con la cassa dei soldi.
E Stefano dice che gli si allarga il cuore, quando vede quella cassa.
Si alzano tutti dal tavolo – Stefano via col tour manager, gli altri a giocare al biliardino nascosto dietro il palco grande del Carroponte.
Anche noi andiamo a mangiare, si torna davanti al palco piccolo sta volta poco prima del concerto.
Ci infiliamo dietro la transenna e quasi subito sale sul palco Zymbah, storico fan dei Ritmo Tribale – praticamente ex-membro del gruppo.
Colui che si occupava del merchandising, di tenere i rapporti con i fan.
Sale sul palco vestito da clown cattivo che sembra uscito da American Horror Story.
Sale sul palco e suona una campanella che sa sempre di brutto presagio.
E arriva su correndo un ragazzo col cappellino e i ricci, che io non capisco chi cazzo sia.
E il ragazzo con i ricci annuncia che il batterista ha una nuova intossicazione alimentare e Edda è morto e il concerto non si può fare.
Ma tanto fa nulla, che lui diceva sempre di non valere un cazzo – e bon.
Scende dal palco.
Poco dopo risale sul palco, il ragazzetto riccio.
Comunicazione di servizio.
E  che menomale – Edda è tornato, che lui ci crede da sempre ed è davvero risorto.
Finalmente capisco che il tizio è Marco Maccarini.
Scende dal palco.

Salgono tutti gli altri e inizia Pater.

Edda che aveva la scaletta ma l’ha persa – dice.
Bellissima.
E noi tutti abbiamo una bestia di riferimento e la sua bestia è il Coniglio rosa – dice.
E ringrazia anche a nome del gruppo, gli Shatush. Ah ok. Preferivo Furore Uterino ma amen.
E poi arriva la canzone che la faccio stasera e me la levo dai coglioni definitivamente – che è sempre uguale cazzo.
Che lo ha chiamato anche il bassista degli Who che è morto e aveva lo stesso problema a fare sempre lo stesso pezzo – dice.
Basta non la faccio più. Organza.
Né discendere né muovermi posso. Ciao testa di cazzo.
E Zymbah che lo sculaccia.
Che il testo era pure bello ma copiato dai libri – dice Edda.
E allora meglio i suoi testi di ora – che parlano di figa.
Mademoiselle.
E Zymbah che gli accarezza la testa.
E non so se sono solo io, ma un concerto con qualcuno nascosto dietro una maschera surreale fa sempre un certo effetto.
Come un tuffo nel buio mondo dei sogni, e l’impianto luci che illumina a spot solo gli incubi.
Stellina.
Tu e le rose.
E i pantaloni cosí corti – che lo sono davvero.
Edda e la sua mise da concerto come se stesse tornando dal mare e si fosse fermato lí per caso.
E la butta lí sul prossimo disco, Edda.
Che siccome questo è piaciuto sí che lo facciamo – il quarto.
Ma per cantare prendiamo and quella ragazza molto bella – come si chiama – San Vincenza. Saint Vincent.
Ancora con sta storia.
Puttana da un euro.
Il foglio della scaletta in mano e Zymbah, vieni a leggere cosa c’è scritto.
E non confondetemi che devo capire dove sono.
E Fabio anche tu sbagli, solo che io non me ne accorgo.
E prova a metterti nei panni miei che sono Stefano l’incoronato.
Che raschio mi fa la voce mello stomaco.
E Edda ridacchia.
Che saran 50 concerti che ho fatto e non so cosa dire, ma quando c’e sta canzone che si chiama HIV – se ce l’ho io, ce l’hai anche tu.
E poi La figa piace anche a me e la vita è quello che è.
E il pezzo romantico dedicato a tutte le coppie gay.
EmmaEmmaEmmaEmma.
Se c’è una cosa che so fare è fare la guerra.
E sempre di parole cambiate, che quando mai riesci a stargli dietro a cantare.
Questo lo dico sempre.
E a questo punto – sostiene Edda – il cantante dei Verdena spaccherebbe tutto. Ma io ho solo un’altra chitarra.
E via con L’assoluto.
Vorrei un corpo fatto di antimateria.
E wow.
E Attrice porno.
E poi io e il maestro Bossi facciamo una canzone sanremese di cui mi vergogno – che poi non è che è proprio mia.
Saibene.
Mi sceglierai.
– Bisceglie!
E poi te ne andrai.
– Inganni!
Chi dice la verità, se ciama mica Rampoldi.
E questa è una canzone scritta per la festa della mamma.
Sono in figlio di puttana, la mamma è quella che è.
Baci di dama.
E purtroppo stiamo facendo un nuovo disco, ma questa canzone è presa da un gruppo famoso.
Chi indovina regalo una Stratocaster, non mia.
Vado Fabio? Accenno?
Ma tu chi cazzo sei? Ma che sfacimme vuoi?
Ho sbagliato tutti gli accordi ma voi indovinate chi è.
Ma tu chi cazzo sei? Ma che sfacimme vuoi?
Era una notte dura e tempestosa.
E oggi sarà il mio compleanno.
Dormi e vieni.
E scendono tutti dal palco e risale Edda da solo.
Uomini.
E la gente dietro alle transenne urla da morire.
PippoPlutoPaperinoOspedaleMilitare.
E poi arriva la cover di Suprema.
Di Enrico Maria Giardini, dice.
Umberto, lo correggono.
E ma io al battesimo c’ero e lo chiamavano Enrico.
Che cambia le parole pure ai nomi, Edda.
Splendido amore.
Nascerà un nuovo mondo gentile e imperfetto.
La meraviglia di questa cover.
Madonna, che Elisa me l’aveva detto – che potenza e che rabbia.
Madonna.
Una botta.
E la Ragazza meridionale.
È la ragazza che ti vuole bene, è la ragazza che ti da il sedere.
Ah beh, amen.
E grazie a voi e vaffanculo.
E via tutti definitivamente.
E io mi alzo dalla mia postazione privilegiata, laterale sotto gli striscioni del palco.
E alla fine no che non ha piovuto.
E faccio la fila dopo i fan, per ringraziare di questa serata bellissima.
E un saluto al volo, mentre Marco Maccarini trascina via Stefano per un braccio.
E ho risposto alla mia domanda iniziale.
Che cosa succede prima di un concerto, dietro nel backstage?
Nulla di segnalabile.
Non mi resta che scoprire cosa succede dopo.
La prossima volta mi tento l’euforia da post concerto.

Yeah.


Leggi anche:

Incontro con Elisa Russo, autrice del libro Uomini
Uomini, Elisa Russo
Edda, all’unaetrentacinquecirca
Edda, Circolone di Legnano

Cazzo – ho scritto troppi articoli su Edda. Dichiaro lo stato di basta.


Photos della mia fidata Fede T.

 

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