Siouxsie, gli incantesimi e la negazione del bello

La negazione del bello. Ecco chi sei. Che sembra che tutta la vita ti sia colata addosso. Sporca, grottesca. In tutta la tua imperfezione strabica. Con quei capelli esplosi e la faccia vulnerabile. E gli strati di trucco, che anziché nascondere evidenziano. La maschera spaventata di un teatrino esistenziale. L’estetica dello sconvolto.
E gli incantesimi e la voce dalle stanze vuote. Le bambole di stracci. Una bambola di stracci post-moderna. La decadenza strappata dell’essere post. Sopravvissuti.
Con una corsa incredibile, inizia Juju.
Album di dannazioni, magia nera e violenza.

Spellbound.
E labbra che ti ridono addosso attraverso i muri. Conto i mattoni scrostati di quei muri. Conto la calce in terra, passo il dito nella polvere. E lei mi accelera il ritmo e non so se parla di incanto e spavento, non so se parla di sorrisi e paranoia. Non so se mi strega e non so se mi guarda. con quegli occhi tristi da cerbiatta sfasciata della new wave.
E la voce dalle stanze vuote. La voce sussurrata. Bisbigliata. L’incanto che ti striscia nei pensieri. Ipnosi e preghiere. Giocattoli pazzi. Danza. La segui estasiata.
I battiti a mille – che ti fa correre i muscoli di elettricità.
Spellbound.

E come poteva non avere una vena occulta lei, figlia di un batteriologo che per mestiere doveva estrarre il veleno dai serpenti. Come poteva non subire fascino e sortilegio di una vita a impressionare la working class.
E come tutto l’underground britannico di fine anni ’70, dopo una scuola a suon di vinili di Bowie e Lou Reed, come tutto l’underground dopo le basi – la svolta. La svolta e la nascita dei Sex Pistols. La devozione ai Sex Pistols. La negazione dei Sex Pistols. La strada buia e nichilista del post. Post-punk, post-lotta, post-protesta. Post-adolescenza. La crescita cupa nella strada del fetish-glam più nero.
Crescita che rinnega una protezione adulta, nascita di un mondo inventato nella propria realtà. Un mondo dove essere padroni e comandare il proprio esercito. Poco importa che  sia un esercito di segni sporchi di eyeliner e vestiti in pelle nera. L’unica maniera in cui sentirsi a proprio agio. In cui sentirsi differenti da una società inetta e ipocrita che non vuole vedere.

Minchia – mi sembra di avere 15 anni a scrivere ste cose. Ma se ancora fanno presa a fondo nell’animo, beh – un motivo ci sarà.
Che siamo tutti cresciuti un po’ storti, anche se forse è meglio non ricordarsene così spesso.
E sotto quel cerone bondage, lei negava la bellezza. Negava potente e sicura lo stereotipo di donna, affascinando e incarnando l’anti-sogno.
Stabilendo un nuovo spaventoso canone di bellezza. Quella grottesca.
Lasciandosi domare dal personaggio. Più reale delle facce stanche della borghesia inglese. Più vera della natura.

Dicevamo, Spellbound.
Following the footsteps of a rag doll dance, we are entranced. Entranced. Entranced. Entranced.

E l’eco lontana di Into the light.
Tamburi e note distorte. E la luce bianca e acciecante. La luce decolorata, bleached. La luce che ti invade e non illumina. Confonde. La luce che brucia di parole e promesse. Standing in the light, I never wanted to be right. La luce come in sogno, quando il sogno è troppo luminoso. E la tensione di non vedere. Remember when your time again. Into the light. Come un mantra senza uscita. Into the light. Into the light.

Arabian Knights.
Un racconto dentro quel suono a me tanto caro. Quella marca della new wave, quell’elettricità sottile e incalzante, in un giro paranoico e pesante.
E una storia di gioielli, luci, ancora luci e voci. Rumors. What have you done to her? Sangue e bestie, capre e occhi strappati – no forks or knives. Incubi primitivi e pericoli nel deserto. Che io mi immagino una città fantasma nel deserto, come ambientazione. Neon e fughe. They said I’d be impressed Arabian Knights.

Halloween.
E ora mi fa ridere nella sua prevedibilità veloce. Ora che Halloween è stato esportato, ora che Halloween significa Tim Burton e horror basso. Avrei voluto vederla ai tempi, sta ragazza in perenne costume da Halloween che fa una canzone su Halloween. Avrei voluto vederla ai tempi, quando magari sapeva ancora di mistero infantile e grottesco, non di noia e prevedibilità. Che poi magari in England era com’è qui adesso, eh. Boh. Comunque sta canzone è definitiva. Trick or treat, trick or treat, the bitter and the sweet. La caduta dell’infanzia, nel gelo e nei ricordi di piccoli omicidi in stanze blu ghiaccio. I wander though your sadness, gazing at you with scorpion eyes. Halloween, Halloween. Un pianto lontano e l’eco di parole che non si riesce a dire. Di questa canzone amo tutto. Mood, lyrics and sound. Halloween.

Accenni elettronici e Monitor.
La violenza attraverso lo schermo. E la vittima che ci guarda manco fosse colpa nostra. Monitor. Prevenzione del crimine e nuove autorità. Our new air of authority, our sentinel of misery. Noi osserviamo da fuori, come se non ci riguardasse. Morbosi – osserviamo. Then the victim stared up, looked strangely at the screen, as if her pain was our fault.
But that’s entertainment.

Urgente spinge e preme, Night shift. Cresce. Dolciastra e lenta. Silenzio.
Le spose della notte che attendono il visitatore. Il silenzio e il coltello. La strada da battere e scegli me. I giochi nel nero e fanculo le madri e fanculo gli altri. With your cold flesh, my cold love. Hissing, not kissing. La carne fredda. Regole sibilate e marmo ghiacciato. Silenzio. I’m out of my mind with you. Abbassi la testa e dondoli. Waiting for the night shift.

Sin in my heart.
Che non c’è da dire molto altro. Vetri rotti. Respiro che cresce. Affanno. Sin in my heart, flying like a dart. Il peccato che trafigge, quando mi strisci ai piedi, quando ti vedo sdraiato come una puttana. Keep it short and sweet. Oh sin in my heart. Oh. veloce e delicato. Oh. Sin in my heart.

Head cut e tutta la violenza di questo album. Che sempre di carne cruda e viscere si parla. Tutta la violenza da riversare in una canzone. Tutta la violenza sputata come difesa. La testa mozzata e le labbra che mangiano altre labbra. E io porterò con me la tua testa, la conserverò con il ghiaccio e la nutrirò. E poi la nasconderò sotto al letto. Ma le mosche già ci ronzano intorno e il pavimento si riempie di rosso. E le ombre danzano intorno al fuoco, tremolanti di risate e desiderio. The head is the best part. Cazzo di immagini nette. Come se nulla contasse, come se nulla sconvolgesse. Ancora incubi in rosso e un grido. E te lo racconto come se niente fosse. Niente importa. Tutto è normale. Confusione e ripetizione.

Voodoo dolly. Altra magia per la chiusura. Altro sortilegio. Con questa bambolina voodoo che ti domina e sfinisce. Questa bambolina brutta che ti trapassa di paura e ti annichilisce. Because her nails are deep in your hair, and she made you so unaware. Are you listening to your fear? Incantesimi di morte. Tensione e aria sospesa. Una cantilena maledetta come unica padrona. Una voce stonata. Tamburi nelle orecchie. Agitazione. Better break that little dolly. Spezza la condanna. Sbatti via la bambolina stronza.
The beat is coming nearer
.

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