And the stars look very different today

Come quando vorresti avere ancora qualcosa da dire.
Che metti giù il telefono. Attonita.
La notizia arriva veloce.
69 anni, due giorni fa. Black Star, due giorni fa.
E rimani lì – con il sapore del cambiamento tra le mani.
Come quando vorresti avere ancora qualcosa da dire.
E ripensi a Five Years e alla sua voce che scorre veloce e rauca, I think I saw you in an ice cream parlour, drinking milk shakes cold and long.
Prima di sapere che mancano solo 5 anni alla fine del mondo.
Come stamattina davanti al caffé, prima di sapere che David Bowie è morto.
Come quando vorresti avere ancora qualcosa di giusto da dire.
Le parole adatte. Che cristo quanto odi leggere i coccodrilli.
Ma come si fa a non dire nulla?
E cristo quanto odi i fan dell’ultimo minuto, quanto odi i R.I.P.
Ma qui si parla di Bowie.
Non c’è spazio per il cinismo oggi.
Minchia, non c’è spazio.
E neanche per la superiorità del non dire nulla.
Non c’è spazio per l’indifferenza.
Qui si parla di Bowie – e lascialo entrare, questo dolore.
Che qui si parla di noi.
Della formazione fondamentale, dell’importanza di questo alieno venuto dallo spazio.
Che oggi muore l’ultimo uomo incantato della nostra vita.
Oggi muore la magia.
Muoiono le stelle e il nostro credere all’incredibile.
Muore il credere alle trasformazioni, muoiono le scie arcobaleno e i fulmini di glitter.
Muore l’ultima favola alla quale abbiamo creduto.
Come quando vorresti avere ancora qualcosa da dire.
E invece ti ricordi soltanto. La prima volta che hai ascoltato Heroes.
Lo stupore per quei suoni sospesi, il freddo e il muro.
La sua faccia in bianco e nero e la verità.
Che lui, lui aveva ragione. Sempre.
We can be heroes just for one day.
Che nulla è eterno.
Che lui non era immortale – anche se sicuro che era sconfinato.
E oggi ci tocca fare i conti con l’effimero.
E ti ricordi di Major Tom, e delle stelle che son così diverse oggi.
Sì, proprio oggi. The stars look very different today.
E ti ricordi che you know Major Tom was a junkie. Ashes to ashes.
E tutto torna alla cenere.
Tutto torna nello spazio di galassie inesplorate.
Tutto si perde nell’aria.
E no. Ancora credi non sia vero.
Che sei adulto quando iniziano a morirti intorno i tuoi eroi.
Lou Reed. David Bowie.
Cristo – unbelievable.
I mutamenti.
E vai da Ziggy a Little Wonder. A Something in the air. A Rebel Rebel – your face is a mess.
E i tatuaggi con il fulmine. E vai a Lazarus. E riascolti Low in un loop stregato e rapito.
E a tutta la bellezza e il genio che quest’uomo – che questo alieno ha donato alla Terra.
Al senso estetico assoluto. Nell’immagine e nelle melodie e nelle parole.
Al senso estetico di questa morte che arriva brillante – come brillante è stata la vita.
Al senso estetico di questa morte che arriva due giorni dopo quelle stelle nere, due giorni dopo l’ultimo regalo.
E tu sapevi che era l’ultimo, eh David?
Solo noi non potevamo averne idea.
Che nei miei ritmi di tempi passati e futuri tu – beh, tu eri l’eterno.
E ora mi tocca stare su questo divano, la pioggia fuori e il bianco di gennaio – mi tocca stare su questo divano a fare i conti con l’assenza.
Con la morte degli incantesimi. Con la morte degli eroi.
Con la morte dell’ultima stella caduta sulla terra.

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