Lee Ranaldo @ Paradiso Noord, Amsterdam

Such a nice guy, Lee Ranaldo.

Il primo concerto olandese, finalmente.
Che già iniziavo a diventare impaziente e stressata – dio, chissà qual è la parte che mi manca di più di Milano.
Il concerto di Lee Ranaldo coincide con la prima volta che prendo il battello verso Amsterdam Noord. The other side.
Il concerto di Lee Ranaldo coincide con un periodo in cui ascolto Goo a ripetizione. Ogni volta che vado a correre, in loop.
Il concerto di Lee Ranaldo coincide con l’ossessione per Mote, che quella canzone mi dà una carica particolare – manco fosse il Poket Coffee con la cazzo di carica del caffè e energia del cioccolato. Scusate, siamo tutti segnati dalla cultura trash popolare.
Ma è che capita tutto insieme.
Io non mi sono mai strappata i capelli per i Sonic Youth.
Non è che non mi piacessero, per carità. Solo che erano già troppo energici, per i miei gusti. Ma che poi neanche. Boh. Non c’è mai stata chissà quale affinità. E non mi son mai particolarmente interessata a loro, ma la verità è che non avevo capito bene dove incasellarli nella mia esistenza.
E ora invece li scopro essere l’unica musica che voglio nelle orecchie mentre corro. E Goo sguscia via veloce e sensuale e potente – Hey kool thing, come here. Sit down beside me.
E arriva subito Mote e la voglia di cantarla mentre calpesti il parco, di cantarla anche se tutti mi vedono. Che tanto qui chi messsencula.
E Lee, con quella voce così sicura ma mai paracula che continua a dire Put ‘me’ in the equation it’s alright, I’ve seen you moving in and out of sight.
Oh, ho sentito il bisogno di leggere e rileggere il testo solo per cantare con lui.
Comunque – mannaggia sghiscio sempre un po’ fuori tema ultimamente.

Lee Ranaldo suona in acustico i suoi album da solista – niente Sonic Youth tonight.
Ma mi sembra comunque uno spettacolo da non perdere.
Il vento culla il battello da una riva all’altra. Io sto incastrata tra le biciclette e la pioggia trasversale, pronta a scendere. Du’ minuti sull’acqua e ho già lo sbocco.
Non c’è nulla, su questa sponda. Solo le lucette mosse dal vento. Ah sì. E la vista di tutto il resto di Amsterdam che si muove e luccica shinyshiny dall’altra parte. Non c’è nulla su questa sponda.
Qui molto più a Nord del nostro Nord, i concerti iniziano alle 20:30. Che la gente ha già cenato da un pezzo e pensa a viversi le ore libere senza stracciarsi di sonno.
È una cosa che funziona, questa dell’orario. Sei molto meno incline a perderti ciò che vuoi fare. Sarà meno rock vedere un live prima di mezzanotte? Cazzo ce ne frega, almeno lo vediamo.
La sala del concerto è piccina, piena di sedie. Oh fuck, i concerti da seduti.
Che poi non so bene cosa aspettarmi, ma se ricordo il concerto di Ferretti da seduta – che fatica.
Mi sono un po’ preparata e ho visto su Youtube un live acustico di Lee – molto calmo e cantatutorale. Magari ci stanno le sedie.

E ci siamo. E inizia pure puntuale. E sale sul palco solo soletto. Solo lui e la chitarra.
Non posso dirvi tantissimo sulla scaletta. Non ho preso appunti e le canzoni le avevo sentite giusto una manciata di volte.
Ma è così gentile, lui.
Racconta una piccola storia per introdurre i pezzi, seduto ci guarda e ci chiacciera.
Racconta di tale Cristina, una ragazzina che piaceva a lui e ai suoi amici. Racconta delle volte che andavano a casa sua, quando i genitori non c’erano. Racconta delle adolescenze che abbiamo vissuto tutti, magari non sotto il portico di una villetta ma in un appartamento – le abbiamo comunque vissute tutti. Xtina as I knew her.
E questa canzone bellissima.
Off the wall. Ed è sempre la sua voce che ti guida, così familiare – quella voce così esatta che ti viene voglia di seguire. Watch me as I fall / Then scrape me off the wall / And take me home / See me as I am / Just half a man / Trying to get home.
E racconta ancora un sacco di cose, una nostalgia indolente e in apparenza senza rimpianti.
Ambulancer e non ricordo più cosa ne diceva per introdurla, la mente vacilla e non volevo prendere appunti per non passare per l’italiotta col telefono sempre in mano.
The last time I saw you, you said that soon youʼd be dead. Oh sì, che ricordo. Una storia piuttosto straziante in realtà. Ci parlava di un amico musicista e di come lo vide negli anni scendere, scendere, scendere sempre più nell’abisso. E far finta di riprendersi. E sprofondare. E di tutti i segnali che lui non ha colto. E del suicidio.
E The rising tide e alcuni pezzi del prossimo album.
Lecce, leaving e diosssanto quant’è bella l’Italia.

Tiene banco da solo per l’intero concerto, qualche cambio di chitarra e via andare.
Se non conoscete il suo lavoro da solista, beh – conoscevatelo.
Che ne vale davvero la pena.

Fine. Prima di scendere dal palco dice che non c’è un vero e proprio banchetto del merchandise, ma che lui rimarrà lì a vendere i CD.
Penso chiaramente di aver capito male. Ok che non vuoi fare la diva, ma hai comunque fondato i Sonic Youth, baby.
Imbarazzante nella sua umiltà. Il lato estremo dell’anti star. Tipo uno zio, più che una rock star.
Con calma usciamo fuori dalla sala e dopo qualche minuto arriva lui. Davvero davvero. Mette giù un po’ di CD. Autografa, saluta, sta in posa per le foto, vende.
Alla faccia dell’autogestione. Alla faccia del DIY.

Such a nice guy, Lee Ranaldo.

Sorride, sorride a tutti. Ha la faccia di chi è felice di fare quel mestiere.
L’espressione soddisfatta di chi non vorrebbe essere da un’altra parte.

Cedo alla tentazione della foto insieme, anche se non la pubblicherò.
Io non dico quasi nulla, mi sento un’impostore con tutti quei fan di vecchia data.
Non dico nulla ma è lui a parlarmi.
Di dove sei, sarda sono, sì tanti italiani oggi, beh siamo tutti insieme, oh sì una volta ho suonato in Sardegna con i Sonic Youth, intorno al 2000, quale poteva essere la città?
Si sporge con l’orecchio per sentirmi meglio – Cagliari? Eh sì mi sa che era Cagliari e diosssanto quant’è bella l’Italia.
Chiedo se ha la scaletta, ma no – e fuck, come questo post dimostra non mi ricorderò quasi nulla.
Amen.
E vende gli ultimi CD e sta in posa ancora le foto.
E viene quello che credo sia un amico a salutarlo e baci e abbracci e rificca gli avanzi del banchetto nella shopperina in cotone, come se stesse tornando dall’università.
E se ne va.

Such a nice guy, Lee Ranaldo.

 

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