Il Paese è reale: Manuel Agnelli, X Factor e noi

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A distanza di giorni penso che forse stiamo tutti perdendo una buona occasione per starci zitti. Ma si sa, la lingua corre veloce quando c’è da criticare e quando c’è da difendere.
Per quanto l’argomento Agnelli mi stia sempre a cuore, devo dire che mi ci sono abbastanza stracciata le palle persino io con questa diatriba.
Quante, quante persone mi hanno detto la loro, chiesto cosa ne pensassi e pure presa con affetto un po’ per il culo per le scelte di qualcun altro.
Dopo il primo momento di esitazione, dopo le 7 fanatiche fasi del lutto attraversate in un paio d’ore, dopo essermi indirettamente sentita dare della fascista reazionaria da chi non aveva intenzione di confrontarsi, ho letto questo articolo su
Il Fatto Quotidiano. Manuel, fai parte e stai costruendo anche tu la grande truffa del rock’n’roll. Prendi i soldi e scappa, Manuel. Comprati un chiodo nuovo. Vai in tv, fottitene come sempre dell’opinione dei tuoi fan e guadagna ciò che puoi. Te lo meriti. È stata la prima opinione che ho trovato davvero condivisibile.

E ho iniziato a parlarne sulla pagina FB di Borchie+Briciole con la mia amica Martina di Stereorama. La conversazione che ne è venuta fuori ci è piaciuta parecchio, al punto da volerla pubblicare su entrambi i nostri blog.

Martina Penso che se devo schierarmi con qualcuno, preferisco sia un artista. Difendo la sua curiosità, la libertà di sbagliare, di cambiare direzione. Devo assolutamente ripescare una bellissima intervista a Riccardo Tesio dei Marlene in cui diceva qualcosa tipo ‘potrei anche non azzeccarne più una, ma se nella mia carriera anche solo un pezzo ha reso migliore la vita di qualcuno, allora ho intrapreso il giusto cammino’. Credo ci siano troppi giudici in giro con il falso moralismo che dilaga qua e là. Non parlo di te, sia chiaro peró un live and let live or live and let die suona alle mie orecchie molto meglio di un ‘ha raccolto i frutti del suo culo’ (frase letta sul citato articolo de Il fatto Quotidiano).

Valentina Non saprei Marty, perché nel live and let live per me rientra anche il diritto alla critica verso le scelte di un artista da cui ti aspetti iniziative differenti. Sono portata a pensare che “prendi i soldi e scappa” sia molto più onesto e realistico del nobile scopo di cambiar le cose tramite ció che la tv è ora. Ma si sa, io sono cinica, innamorata e quantomeno sorpresa. Quindi molto molto poco obiettiva.
Per quanto mi riguarda è una questione “affettiva” della visione unilaterale che hai dei tuoi eroi. Nella maniera snobina di pensarsi migliori di un certo tipo di tv. E del diritto a una reazione che non sia difesa, critica o cinismo ma solo un infantile restarci di merda.

Martina La critica ci sta, è giusta, ma non credo sia questo il momento per farla. Insomma il programma non è iniziato, i motivi che spingono a un’azione sono tanti e  di certo Manuel non è nuovo ad autentici slanci di promozione culturale,  pensa al Tora Tora, al Paese è reale oltre alla sua attività di talent scout. In fondo tra i vari motivi questo è anche logico.

Valentina Ma qui ne si fa una questione abbastanza ottusa di principio e stupore, Marty, lo ammetto. Una questione della visione che si ha di certe dinamiche e di un certi ambienti. Non dico sia giusto, ma sarei ipocrita a negare che la cosa non mi piaccia tanto, anche prima che il programma inizi. In ogni caso è venuto fuori talmente un pieno da sta questione che lo scopo di far parlare è già in parte raggiunto.

Martina Sicuramente se ne parla abbastanza. Credo che un onesto stupore sia lecito, ma dare del venduto a un artista che s’è sempre fatto gli affari suoi, come tanti critichini in rete stanno facendo in questi giorni, mi da come al solito da pensare. Io guardo X Factor dal 2010, quando il mio ragazzo mi ha detto Morgan parla come te. Non mi piaceva lui, invece ho scoperto un mondo bellissimo, intricato, pieno di sorprese e nonsense, tutte cose che ricerco in ogni talento artistico.
Sul fatto che i talent show uccidano la musica, ovviamente non sono d’accordo.
In Italia abbiamo un casino di artisti inutili in vetta alle classifiche anche senza questi programmi TV. I ragazzi possono scegliere, come tutti, se partecipare al gioco o no. Se poi si sentono arrivati per una due mesi in TV probabilmente dovrebbero leggersi un po’di biografie, tipo quella di Sinatra, Elvis e tanti altri. I momenti bui arrivano per tutti, solo che gli artisti prima o poi tornano a galla. Gli altri no.

Valentina Sai che non smetterei mai di seguire gli After per una vicenda come questa e dare del venduto ad Agnelli mi sembra semplicistico. Cosí come difenderlo a prescindere – e non parlo di te, sia chiaro. Posso capire quello che dici per la fiducia che ho nelle tue opinioni, ma non conosco davvero i talent e mi sembra giusto non ribattere su questo. Visti dal di fuori mi sembrano l’ennesimo spreco di risorse e basta. Sicuramente il problema della musica in Italia non dipende solo da quel tipo di programmi, ma da una cultura che non è più cultura da un pezzo. Quindi preferirei mille programmi tipo Ghiaccio Bollente in prima serata, piuttosto che scuole di critica per persone che non vogliono fare musica ma solo avere successo. Ma sul fatto che solo gli artisti tornano a galla hai pienamente ragione. Anche dopo 20 anni, magari. Ma tornano.

Martina Io seguo X Factor dal 2010, come ti ho accennato prima (o 2011 ora mi è venuto il dubbio) e la cosa non ha minimamente influenzato il mio giudizio sulla qualità della musica, sull’idea che avevo e che maturo giorno per giorno sull’importanza dell’Arte in questa umanità. L’arte ci salvifica, la menzogna ci rende greggi e grezzi, nel senso più basso del termine. Le persone devono imparare a sviluppare un proprio senso critico e smetterla di dare le colpe ai Talent Show che anzi potrebbero fungere da spunto di riflessione su cosa vogliamo e cosa no. La verità è che sono ciò che sono: giochi a premi. Chi cerca la fama prima o poi morirà di fame. Chi ambisce al talento, chi cerca una strada per esprimersi, prima o poi la troverà. Manuel potrebbe fare la differenza in un contesto così preconfezionato, perché è dannatamente acido.

Valentina Hai perfettamente ragione sul fatto che l’arte salvifica e che le persone dovrebbero sviluppare un proprio senso critico. Ma alle persone conviene spesso non essere curiose, prendere come assoluto ció che passa in tv e dimenticare in fretta i pareri contrastanti. Ora diró una cosa che mi farà passare come l’ennesima indie radical chic de sto cazzo: io non ho la tv dal 2008, quindi non conosco più nulla di ciò che passano – se non per scelta di rivedere pochi programmi in streaming. Non conosco nulla e non voglio più che determinate cose mi infettino. Voglio scegliere di eliminarle dalla mia vita, non di subirle. Conoscendoti, credo che tu abbia decisamente scelto di guardare X Factor negli anni passati, non di subirlo. Ma quanti fanno davvero come te? Questo discorso esula da Agnelli ormai, ma giustifica il mio rimanerci male e non sostenere la sua partecipazione. Non vuoi di certo che il tuo eroe contamini la sua e la tua filosofia in questo modo. Ma è solo perché mi tocca su una delle poche cose su cui sono assolutamente assolutista. Io con la tv italiana non voglio averci nulla a che fare. E niente. Amen.

Martina Chiudo la mia riflessione dicendo che la Tv è un mezzo e che secondo me bisogna smettere di identificarla col messaggio.

poeta_ribelle

Valentina Vero. Ma poi vedo che me lo hanno definito il poeta ribelle già nella pubblicità. Forse nel mio diario di seconda media usavo questo genere di stereotipi. Il poeta ribelle. Ma tu ti rendi conto?  Io voglio piangere. Me lo spolperanno di ogni profondità in tv. Banalizzeranno tutto. Voglio piangere anche nella consapevolezza che lui non si farà intaccare. Ma voglio piangere.

Martina Sai Vale, questi giorni mi sono confrontata con un po’ di persone, alcune delle quali come noi seguono gli Afterhours con ardito interesse e la maggior parte come te sono preoccupate di questo esperimento. A me piace un casino il libero arbitrio, le cose inusuali e gli accostamenti assurdi, per questo mi vien su da chiudere, adesso per davvero -prometto-, con due frasi, una di Padania: “Se un sogno si attacca come una colla all’ anima tutto diventa vero tu invece no”, l’altra da Io so chi sono “L’inferno è vivere da re, cercando solo prove intorno a te che quel che hai fatto è giusto […] oggi ho avuto un dono, io so chi sono, so qual’è il mio nome”. #iostoconmanuel!


Photo © Federica Travaglianti

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