Decadenza e Decades

La veritá è che io son sempre stata innamorata della decadenza. Oh, la decadenza. La malata ossessione per l’imperfezione. La meraviglia unica dell’errore. La decadenza. Che non me n’è mai importato un cazzo della bellezza, a me. Io avevo fretta di vedere le mani. E le rughe. E i silenziosi segni del tempo posati sul fondo degli occhi. Avevo fretta di vedere il passato e le evoluzioni, fretta di vedere i desideri appassiti e la morte del sogno. Fretta di vedere l’alba di salsedine e sigaretta, fretta di saltare stazioni, fretta di correre per stare ferma. Fretta di incendiare nervi e palpebre, fretta di non dormire. Avevo fretta di attraversare l’estate, fretta di vedere il buio. Di abitare i palazzi della vergogna. La decadenza. Fretta di vetri rotti e avanzi di paraffina, fretta di coperte con buchi di sigaretta. Fretta di braccia, di verdognoli tatuaggi incerti, fretta di saltare recinti, fretta di case abbandonate. Ho visto la crepa in me, la vita che gocciola è mia. La decadenza e la fretta. Fretta di non guardare indietro ma morire di nostalgia, fretta di poter provare malinconia. La perfezione appassita della decadenza. Cristo – la selvaggia attrazione della spinta verso il basso e eros e thanatos e di tutte le stagioni perdute. La meraviglia del vento forte e dell’età che non ti appartiene. Dei jeans aperti e delle mani sporche di te. Dei neon lontani e dei novembre umidi. Del telefono che non squilla. La meraviglia del baratro, la meraviglia che tutto sta per finire. Della tua faccia trasparente e del teschio che ci vedo attraverso. Delle valigie e dei peli degli animali. Della tua bocca nera e calda. Della sabbia nelle mutande il giorno dopo. Della musica di merda che viene dalla strada. La decadenza di ossa rotte e passi incerti. La decadenza delle tue dita callose – gialle di tabacco. Delle tue unghie sporche. Dei vestiti strappati. La decadenza del buio pesto in un parco. La decadenza della tua casa che non esiste. La decadenza della beata innocenza. Quanto cristo l’ho sempre amata, la decadenza. Quella dei gin lemon non pagati e degli acrobati del fuoco. La decadenza delle siringhe degli altri e la decadenza dell’impotenza. La decadenza dello smalto consumato. Oh – la decandenza dei tuoi occhi. Quegli occhi azzurri, sempre più chiari. La decadenza delle forme sbagliate e delle conseguenze abbandonate. La decadenza morbosa di te che mi martelli di parole. La decadenza dei ricordi come plastica su naso e labbra. La decadenza di disegni storti e asimmetrie. La decadenza delle dita ruvide sul mio collo bianco. La decadenza della chitarra rigata e dello zigomo sanguinante. La decadenza della violenza. La decadenza di una prepotenza. Battiti con me

Closer che gira e l’intro di Decades.

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