No plan e la tua faccia

L’ho cercata ovunque, la tua faccia.
Nei capelli lunghi sul treno. Nei visi della stanchezza sulle scale mobili, la sera tardi. Nel buio del lato est della stazione. Nei neon del lato nord della stazione. L’ho cercata dentro a pagine scritte male, in un incedere monotono di parole sconosciute e quotidiani fatti a pezzi. Nel fondo amaro del mio bicchiere e in tutte le volte che con l’ultimo tiro ho portato una sigaretta alla bocca. L’ho cercata nell’ora della fine, nel rientro a casa e nelle fughe incontrollate. Scappa. Scappa.
E poi l’ho trovata, la tua faccia. Era di nuovo nelle mie orecchie – in un EP postumo del nostro cupo dio pagano.

L’ho trovata dentro Lazarus. L’ho trovata, la tua faccia. Era sovrapposta alla mia. I’ve got scars that can’t be seen. I’ve got drama, can’t be stolen. La tua faccia, nella Fender di Bowie e nei miei passi vuoti. Nelle camminate notturne, la città deserta e bagnata. This way or no way, you know I’ll be free. E vale per entrambi. Just like that bluebird. Now, ain’t that just like me?

L’ho trovata dentro a No plan, la tua faccia. Ma era facile trovarcela, lì. Dalla prima volta che ho sentito quella canzone. Il tuo profilo di fianco a me. Cantavi piano. Era facile cercarla, in No plan. Ed era facile trovarla, in quella sentenza. Quando tutto muore. Nella tua aria lontana.  All of the things that are my life. My desires, my beliefs, my moods. Here is my place without a plan. Nel tuo smarrimento. Una panchina al parco, davanti all’acqua. C’è sempre l’acqua in questi scenari dove sediamo noi portatori di decadenza. C’è il vento che chiama e tu che mi baci nella disfatta. L’accettazione delle nostre vite passate. L’ho trovata la tua faccia. E ancora ti vedo sospirare Nothing to regret. This is no place, but here I am. This is not quite yet. Distante. Irraggiungibile. In silenzio.

E nelle graffiate tetre e pesanti di Killing a little time. Un uomo vecchio che ancora implora sul microfono. Ho trovato la tua faccia. I’m falling, man. I’m choking, man. I’m fading, man. And broke and blind. Nelle pause fosche e nei cambi di tono. Nelle nuvole nere dell’autunno che non passa. I love the sound of an empty room. The screams of night, the end of love. Nell’ultima notte del mondo e nelle tue ossessioni. L’ho trovata anche lì, la tua faccia. A dilatare i mostri dell’autodistruzione. Nella tua rabbia, nella tua tristezza, nella caduta del futuro. I lay in bed, the monster fed, the body bled. Sanguina, che solo così riesci a vivere.

E nell’ansia di un intro. When I met you. Quello è l’ultimo posto dove l’ho vista, la tua faccia. Nell’attesa crescente dentro alla tensione. Now the moon is dark, feels like pain again. You could feel my breath. You opened my eyes for I could not see. When I met you. C’è forse un’illusione che non colgo, in questa canzone. Il sapore della perdita. Mi hai fulminato. Sbiancato l’anima. Cosa succede dopo il risveglio? Un mantra. whenimetyouwhenimetyouwhenimetyou. L’ho trovata e l’ho ripersa la tua faccia. Chissà quante volte ancora. It was such a time. I was crushed inside. I was torn inside. When I met you.

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