Perfect

Poi – tutte quelle cose che ti ricordano lui.
I suoi capelli lunghi, una copia distorta di quel cantante che adori e sputa oscenità.
La sua faccia contratta sopra di te, come nel mezzo di un assolo.
Il riflesso congiunto nello specchio.
Le porte che ha aperto, quelle mentali e quelle sul retro.
In mezzo ai viaggiatori di passaggio nel tuo letto.
Quel nome che nessuno capisce e l’indefinizione dell’amore.
Una fine senza rancore.
We are reasons so unreal, we can’t help but feel that something has been lost.
I regali di una nostalgia di carezze sulla nuca e occhi chiusi.
Non riuscire a dire addio. Angel, you know that it’s not the end.
It’s never the end.
Come quando non c’è altro da aggiungere.
Le giornate in casa e la luce del mattino prima di dormire.
La luce dell’ultimo piano nella periferia, dalla finestra della sua camera.
La luce contorta delle nuvole, dove Amsterdam diventava Milano.
La gelosia nei drammi temporanei all’italiana.
I segreti degli amanti.
Tutti i significati che ha celato nella caccia ai vecchi fantasmi.
Vagare sugli autobus notturni.
Perfect strangers when we meet, strangers on the street.
Lovers while we sleep.
La playlist di una storia che si rincorre senza punti d’arrivo.
Perfect – e Billy Corgan che trasforma in frastuono le certezze.

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