Folfiri o Folfox, Afterhours 

Grazie. Che tu sei sempre l’illuminato e io, beh –  io sono il popolino. Che sei libero di spaccarmi la testa in due e stupirmi tutte le volte che vuoi. E che puoi. Che è un album di morte e anche di rinascita, questo. Che è l’album della fine delle illusioni. Delle carte svelate. Della…

Il Paese è reale: Manuel Agnelli, X Factor e noi

A distanza di giorni penso che forse stiamo tutti perdendo una buona occasione per starci zitti. Ma si sa, la lingua corre veloce quando c’è da criticare e quando c’è da difendere. Per quanto l’argomento Agnelli mi stia sempre a cuore, devo dire che mi ci sono abbastanza stracciata le palle persino io con questa…

Padania, Afterhours

Che poi, come in ogni percorso, si arriva alla fine. A una fine temporanea, almeno. Si arriva alla fine con un album ghiacciato. Con Padania e gli stati della mente. Si arriva all’album sociale. Società e identità. Che in questi anni quanto cazzo hai parlate di te stesso – e ora basta. Anzi, è ora…

I milanesi ammazzano il sabato, Afterhours

E arriviamo all’album che non capisco, degli After. L’album della paternità e delle fasi che non ho vissuto. Delle fasi che non voglio vivere. L’album dove salvi alcuni spunti, dove intravedi ancora l’uomo che era lí dietro. Prima dei figli e delle reaponsabilità. Prima delle ninnenanne e delle notti in piedi. Cioè, in piedi per…

Manuel Agnelli @ SoundAround

Che cazzo di meraviglia, come ultimo concerto. E io neanche volevo andarci. Cioé non è che non volevo. Ma casa tuppata di gente e traslochi da fare, paeselli troppo in Padania, pioggia troppo battente e ottobre troppo precoce e insomma – non è che fosse proprio comodo. Ma dio santo, mai avrei creduto che ne…

Quello che non c’è, Afterhours

Nell’ultimo mese ho scritto davvero pochi post, lo so. E lo so, che poi la metà di quelli che ho scritto son sugli album degli Afterhours (scusate, lo scrivo per intero così mi si indicizza meglio – anche se normalmente direi solo After). E ora tocca all’album della mancanza. Spariamoci sto viaggio nell’album della nostalgia….

Non è per sempre, Afterhours

Gli After e l’album di Milano. Quello in cui Milano non è la verità. L’album delle strade che conosco e delle sensazioni negate. L’album del dopo. Di quando le cose erano novità esaltanti, del momento ormai finito. L’album di quando si entra nella routine e si cerca un modo per uscirne. L’album un po’ addormentato…

Hai paura del buio?, Afterhours

È osceno, il mio amore per quest’album. Come quando ho scoperto che esisteva Televisione e cazzo – voglio di più. Voglio tutte le parole inedite di quegli anni, voglio tutte le canzoni mal riuscite e voglio tutte le melodie escluse dalle registrazioni ufficiali. Dimmi che c’è di più. Dimmelo. Dimmi che si può tornare indietro…

Germi, Afterhours

Germi è il terzo album degli Afterhours. I primi due non li ho mai ascoltati, confesso che non mi esalta particolarmente l’idea che siano cantati in inglese. Ma Germi apre le porte a quell’era di cut-up, testi surreali e significati nascosti. E musica – oh, musica non paragonabile a nient’altro. Che le influenze si intravedono…

Strategie e primavera

Madonna, quante sono le volte che ci ho provato, a disegnare questa canzone. Anni e anni a starle dietro, a cicli stagionali. Sedermi alla scrivania e provare a immortalare questi insetti malvagi, questi fiori urlanti che mi laceravano l’immaginario. Quando avevo lo studio di tattoo, ho persino fatto una serie di tavole di flash, ispirati…