La terza guerra mondiale, Zen Circus

E quindi, cari i miei Zen, pure voi siete cresciuti. Vi siete fatti grandi, insieme alla nostra amarezza gettata sul passato. Insieme alle disillusioni e ai cinismi futuri. Abbiamo cambiato tipologia di sfrontatezza. Sí – perché non è più il nichilismo di chi solo afferra il momento. Qui il nichilismo si è sviluppato, ha dimostrato…

Folfiri o Folfox, Afterhours 

Grazie. Che tu sei sempre l’illuminato e io, beh –  io sono il popolino. Che sei libero di spaccarmi la testa in due e stupirmi tutte le volte che vuoi. E che puoi. Che è un album di morte e anche di rinascita, questo. Che è l’album della fine delle illusioni. Delle carte svelate. Della…

The Winstons, The Winstons

Oh – io arrivo tardi ma arrivo eh. Non è che non li avessi ascoltati appena usciti, ‘sti tre The Winstons dalle facce déjà vu. È che servivano tempo e pressione, per capirlo seriously – quest’album. Perché è potente e carico. Richiede attenzione e pazienza. Impegno, persino. Richiede orecchie disposte a far fluire la musica…

Just like honey, the Jesus and Mary Chain

La scena finale di Lost in Translation. Quel film sospeso, quel film impossibile. Che si chiude con una colonna sonora impossibile. L’unico bacio. La fine. E con la dolcezza della distorsione, i Jesus and Mary Chain suggerivano le parole adatte. Le parole del desiderio e le parole delle promesse. Just like honey. E con tutta…

La testa indipendente, Tre Allegri Ragazzi Morti

Seconda puntata del viaggio nella discografia dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Mettetevi comodi, entrate in questo cinema ancora non ristrutturato, entrate in questo che non è ancora un multisala. Sedetevi sulle seggioline di legno sopravissute a tre decenni, entrate e dicevo – mettetevi comodi, per quanto possibile. Che la sala puzza di vecchio e i…

Mostri e normali, Tre Allegri Ragazzi Morti

E spariamoci quest’altro viaggio. Iniziamo da qui, Mostri e normali. Che dopo analisi di album e album di dannazione e tormento, sento il bisogno di affidarmi al sano fatalismo del cosmo. Iniziamo dai Tre Allegri Ragazzi Morti. Siamo nel 1999. Boom dell’adolescenza detonata in grembo e zombie di cui non puoi veder la faccia che…

Siberia, Diaframma

Comunque io quegli 80 euri per il vinile originale di Siberia ce li spenderei. Ce li spenderei eccome, avendoli. Appena trovo un lavoro me lo compro. Lovogliolovoglio. Che non c’è ristampa che tenga. È un discone, quello. E  pretendo l’originale. Ecco. Sapere che i Diaframma sono in giro per l’Italia a suonarlo completo, dal vivo,…

Padania, Afterhours

Che poi, come in ogni percorso, si arriva alla fine. A una fine temporanea, almeno. Si arriva alla fine con un album ghiacciato. Con Padania e gli stati della mente. Si arriva all’album sociale. Società e identità. Che in questi anni quanto cazzo hai parlate di te stesso – e ora basta. Anzi, è ora…

Il teatro degli orrori

Del nuovo album de Il Teatro degli Orrori posso iniziare a parlarne senza averlo neanche ascoltato. E dai, lo so che non si fa. Ma almeno lo dichiaro. Vi dico come sarà: potente, musicalmente parlando. Anacronistico, che il Capovilla cosí è. Enfatico, che pure qui – il Capovilla cosí è. Politico di un’opposizione un po’…

Quello che non c’è, Afterhours

Nell’ultimo mese ho scritto davvero pochi post, lo so. E lo so, che poi la metà di quelli che ho scritto son sugli album degli Afterhours (scusate, lo scrivo per intero così mi si indicizza meglio – anche se normalmente direi solo After). E ora tocca all’album della mancanza. Spariamoci sto viaggio nell’album della nostalgia….

Germi, Afterhours

Germi è il terzo album degli Afterhours. I primi due non li ho mai ascoltati, confesso che non mi esalta particolarmente l’idea che siano cantati in inglese. Ma Germi apre le porte a quell’era di cut-up, testi surreali e significati nascosti. E musica – oh, musica non paragonabile a nient’altro. Che le influenze si intravedono…